Numeri sbagliati

Numeri sbagliati

Un paio di numeri mi ronzano in testa da un po’ di tempo, e il motivo è che sono numeri sbagliati. Sono usciti fuori nel corso di un convegno sulla mobilità ciclabile organizzato dal Comune di Roma nel contesto di un quadro riassuntivo iniziale, e proprio questa forma di ufficialità rende il fatto che siano sbagliati tanto grave.

Il primo numero è 50, l’unità di misura i metri, ed è stato presentato come la quantità di percorsi ciclabili pro-capite disponibili in città… Secondo il relatore a Roma abbiamo cinquanta metri di piste ciclabili per abitante. Di quanto è sbagliata questa cifra? Un bel po’… L’estensione dei percorsi ciclabili dichiarata dal Comune di Roma è di circa 150km. Tralasciamo il fatto che di questi 150km realmente fruibili ce ne saranno forse un terzo (a causa di difetti di progettazione, realizzazione, della scarsa manutenzione e di utilizzi impropri da parte di pedoni ed autovetture), e che si tratta di spezzoni sparsi a macchia di leopardo senza un reale senso di rete, quanto fa 150.000 (metri) diviso 3 milioni di abitanti? Fa 50, esatto, ma non metri… 50 millimetri!

Roma ha cinque centimetri di piste ciclabili per abitante, questa è la cifra corretta. E già così sembra un’assurdità, ma se ragioniamo in base alle superfici, calcolando due metri in media di larghezza delle piste ciclabili (per legge, non starò qui a cavillare che molti dei segmenti ciclabili sono ben al di sotto di questa misura) otteniamo che la superficie pro-capite destinata dal Comune di Roma alla ciclabilità è pari ad un fazzoletto di 30cm di lato: una mattonella da pavimento.

Nel caso si possieda un’automobile lo spazio riservato è ben diverso. Il Comune garantisce fin da subito la possibilità di lasciare l’auto in sosta a bordo strada, occupando una superficie pari ad otto o dieci metri quadri. E sia ben chiaro, non una superficie per lo spostamento, a fruizione temporanea, bensì proprio una superficie indefinitamente immobilizzata. Una superficie che non può più essere impiegata per altri utilizzi, per esempio per far circolare in sicurezza le biciclette. La prossima volta che vi diranno che “non ci sono spazi” per realizzare piste ciclabili, ragionate su che razza di regalo la collettività fa all’industria dell’automobile ed ai suoi clienti a danno del vostro diritto alla sicurezza.

Il secondo numero è 2000, l’unità di misura gli Euro e rappresenta il costo (stimato) annuo per il possesso e l’utilizzo dell’automobile privata. Anche questa cifra è pesantemente sottostimata. Partendo dal dato medio nazionale delle percorrenze annue per singolo veicolo, circa 15.000km, il consumo in termini di carburante per percorrere questi chilometri, calcolando una media ottimistica di 15km/litro, è di circa 1000 litri, al prezzo attuale dei carburanti siamo già molto vicini alla cifra dichiarata. A questo andrà aggiunto il costo dell’assicurazione e del bollo auto, arrivando ad una cifra molto prossima ai 3.000 Euro.

Ma il calcolo non si esaurisce qui, infatti non abbiamo tenuto conto del costo del veicolo. Partendo dalla vita utile di un’automobile, stimata in circa 150.000km (al di là dei quali il costo degli interventi meccanici e della manutenzione diventa talmente elevato da pressoché azzerare il valore del veicolo), abbiamo una durata di vita media del parco veicolare stimabile in dieci anni. Una vettura di media fascia di mercato, del costo di 15.000€, finisce col costare 1500€/anno al suo proprietario, escludendo tagliandi, interventi meccanici, sostituzione gomme e qualche ritoccatina dal carrozziere. Siamo quindi a 4.500€ l’anno, e ancora il calcolo non è completo.

Vanno infatti aggiunti i costi sanitari dell’incidentalità stradale, che finiscono nel conto delle tasse pagate da ogni cittadino e rappresentano una cifra prossima a 30 miliardi di euro l’anno, divisi su 60 milioni di abitanti fanno suppergiù 500€ a testa di costi aggiuntivi prodotti dall’utilizzo dell’auto privata, costi poco elegantemente “spalmati” sull’intera collettività anziché su chi direttamente li produce. Siamo perciò a 5000€ l’anno, e ancora non finisce qui.

Mancano infatti i costi di costruzione e manutenzione delle infrastrutture: strade, superstrade, autostrade, che hanno bisogno di periodiche riasfaltature, ridisegno della segnaletica orizzontale, di pulitura, di riassetto in caso di frane o di risistemazione per lavori sui servizi che viaggiano al di sotto della superficie (linee elettriche, telefoniche, gas, acqua, ecc, ecc…),  di illuminazione notturna, senza contare gli infiniti lavori di estensione, gli svincoli, i raddoppi, che continuano imperterriti nonostante il progressivo calo in corso da ormai cinque anni dell’utilizzo dell’auto privata.

Quanto vale questo ulteriore esborso? Quanti soldi delle nostre tasse non contribuiscono al miglioramento degli ospedali, dell’istruzione pubblica, dell’arredo urbano, o alla salvaguardia del territorio, per finire fagocitati dalla rete stradale più estesa d’Europa? A questo non so dare risposta, ma mi verrebbe da dire che si tratti della principale fonte di spesa dello stato. Fossero anche soltanto 1000€ a testa ecco che la cifra totale di spesa legata al possesso ed all’utilizzo dell’automobile sale a 6.000 euro a persona per chi la possiede ed ad (almeno) 1500 euro per chi l’auto nemmeno ce l’ha(!) Chissà perché nessun partito politico si è mai dato pena di farcelo presente, o iniziare una battaglia politica per abbattere questi costi.

(articolo originariamente pubblicato sul sito Bikeitalia.it)

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